Valzer Lento o Walz

Il valzer lento è una variante di valzer, è il nome italiano del valzer inglese e appartiene, nello specifico, alle danze standard e al ballo da sala.

In queste due discipline viene danzato con 28-30 battute al minuto per le competizioni delle danze standard e a 30 battute al minuto per quelle della disciplina ballo da Sala.

È un ballo dai ritmi lenti utilizzato come base di partenza per il ballo liscio (polka, mazurka e valzer viennese) e per le altre danze standard (tango, slowfoxtrot, quickstep).

La postura è fondamentale in questo ballo, sia dell’uomo, ma soprattutto della donna che conferisce eleganza e armonia ai movimenti. L’uomo conduce la donna, ella infatti deve fidarsi e farsi guidare dal suo partner che deciderà anche la lunghezza dei passi.

Slow Fox

Il ragtime è una musica negra basata sull’uso sistematico della sincope all’interno di uno schema di base abbastanza rigido.
Si tratta di una musica popolare e al tempo stesso dotta. Lo dimostra il fatto che il suo strumento è il pianoforte. Assieme al blues e al jazz rappresenta il più importante fenomeno musicale del Nord America. I primi pianisti negri che suonarono tale ritmo risalgono al 1870. Essi si esibivano in alcuni locali del Middle West e creavano degli originali arrangiamenti sulle più famose musiche europee del momento (mazurke, polke e operette). Il ragtime è importante non tanto per se stesso, ma in quanto preparò l’avvento del Jazz. Nella fase intermedia della sua confluenza nel jazz generò il fox trot che intraprese una sua strada fino a raggiungere il massimo successo attorno al 1915.

Quando la musica del fox trot fu messa a punto con la sua specifica caratterizzazione, vi si costruirono sopra delle figure di danza consistenti in camminate veloci, giri a destra e sinistra, salti e chassè.Secondo alcuni studiosi il nome Fox Trot (passo di volpe) dimostra che tale ballo appartiene al gruppo di danze derivate direttamente dal ragtime e che sfruttano nomi di animali per proporne la imitazione dei passi su ritmi sincopati: turkey trot (trotto del tacchino); grizzly-bear (orso grigio); donkey trot (passo dell’asino); peacock gilde (passo del pavone); chicken wheel (ruota di gallina); geechie walk (passeggiata dell’oca); fish step (passo del pesce).
Nel 1915 il Fox Trot fu portato a Londra dal grande ballerino Oscar Duryea. La Società Imperiale dei Maestri di Ballo approvò l’adozione di tale danza, apportandovi significative trasformazioni: furono aboliti salti, chassè e bruschi movimenti; furono introdotte figure delicate prese in prestito dal valzer lento. Praticamente si costruì un ballo tutto inglese, completamente diverso da quello americano.

Dopo la prima guerra mondiale il Fox Trot inglese generò le due varianti che ci sono state tramandate con i nomi che oggi conosciamo (slow foxtrot e quickstep):

1. la versione lenta, suonata attorno alle 28-30 battute al minuto, che mantenne il nome originario di (SLOW) FOXTROT;
2. la versione veloce, suonata attorno alle 46-48 (oggi fino a 50-51) battute al minuto, che prese il nome di QUICKSTEP.

Tango

Al principio del secolo scorso l’Argentina era una terra di speranze per molti che provenivano dal vecchio continente. Gli emigranti dall’Europa portavano con sé sogni, speranze e la propria musica.

Dalla polka, la mazurca e il valzer, nasce, nei sobborghi del porto di Buenos Aires, un nuovo stile musicale: il Tango Argentino, che, all’inizio, veniva suonato e ballato solo nei locali malfamati della città. Dovevano passare alcuni anni prima che potesse raggiungere i saloni di Parigi.
I primi strumenti del nuovo stile musicale furono l’organetto e la chitarra, e, solo con l’arrivo del bandoneón, prese il Tango quel carattere malinconico, che gli è così tipico.
E con Carlos Gardel, la “Voce di Buenos Aires”, si dà inizio all’epoca del Tango canzone.
Gli anni ’30 e ’40 vengono definiti come la “Epoca d’oro” del Tango: le grandi orchestre entrano in scena mentre la radio contribuisce alla sua rapida diffusione.

Col passare degli anni cambia il Tango argentino, anche grazie ad Astor Piazzolla: dai pezzi ballabili della “Vieja guardia” si arriva al “Tango nuevo”, che, ancora oggi, trova più ascoltatori in Europa che in Buenos Aires.
Quello a cui assistiamo ora è una rinascita del Tango in tutta Europa: serate di ballo, “milongas”, locali dove ci si ritrova per ballare, musicisti europei ed argentini che si dedicano al Tango.

Sensuale, profondamente intenso, per una comunicazione non verbale fra i ballerini basata sull’improvvisazione il Tango Argentino ha come caratteristica peculiare l’improvvisazione. Trattandosi di un ballo di coppia, essa si rende possibile grazie all’esistenza di un codice comunicativo non verbale utilizzato dai due ballerini, i cui ruoli sono complementari.
Il Tango Argentino nasce verso la fine del 1800 nella zona della foce del Rio della Plata, comprendente le città di Buenos Aires, in Argentina, e Montevideo, in Uruguay. Con la sua musica triste e passionale, ha origine tutt’altro che nobile.

Valzer Viennese

Sulle origini del valzer sono state scritte montagne di libri e sono state tentate non poche manipolazioni di dati e documenti. Dato il prestigio del ballo in questione, molti storici europei hanno anteposto l’interesse nazionalistico a quello della ricerca della pura verità, già di per sè complicata per via della incertezza e della pluralità dei riferimenti. Anzi, proprio il contesto obiettivamente nebuloso ha favorito la proliferazione di ‘studi’ tendenziosi e vari tentativi di depistaggio letterario. Il problema centrale è stabilire da quali balli il valzer derivi: in particolare si tratta di capire se esiste ed è dimostrabile un rapporto tra esso e la volta. La Volta è il più significativo fra i balli di ritmo ternario che sicuramente risalgono ad epoche precedenti rispetto alla nascita del valzer e che del valzer anticipano le caratteristiche fondamentali. Volter vuol dire girare. La Volta è una danza antica: consisteva in una serie di giri a destra e a sinistra. Ai giri si alternavano i salti dei cavalieri e delle dame con una tecnica particolare articolata in due fasi: i cavalieri, prima eseguivano dei salti molto accentuati e dopo sollevavano la dama per consentire alla stessa una specie di volo. Gli studiosi francesi che sostengono la derivazione del Valzer dalla Volta fanno sostanzialmente il seguente ragionamento: Fino all’anno 1100, tutte le danze di coppia erano eseguite dai ballerini in posizione affiancata. La VOLTA introduce la posizione di coppia chiusa: cavaliere e dama, uno di fronte all’altra. Poichè coppia chiusa + giravolte sono gli elementi fondamentali del WALZER, è normale mettere in relazione tale ballo con la Volta. Rémi Hess riconosce che “non esistono prove tangibili in grado di dimostrare l’esistenza di un legame diretto o di un rapporto di discendenza fra volta e valzer”. (Rémi Hess, IL VALZER, Torino, Giulio Einaudi, 1993,traduzione di Eliana Vicari). Per lui, comunque, la volta è “la prima danza di coppia chiusa, a tre tempi, basata su un movimento di rotazione della coppia su se stessa (a destra e a sinistra). Inoltre, rispetto alla dinamica del gruppo, la volta determina un movimento di rivoluzione delle diverse coppie, nello spazio della danza. Grazie a tutti questi elementi, tale ballo preannuncia indubbiamente il valzer”.

Beguine

Nel mondo il Beguine ottiene una modesta popolarità verso gli anni trenta….. ad oggi è un ballo molto utilizzato, il suo ritmo assomiglia alla rumba (vedi discipline/latine americane).

Quick Step

Il ragtime è una musica negra basata sull’uso sistematico della sincope all’interno di uno schema di base abbastanza rigido.
Si tratta di una musica popolare e al tempo stesso dotta. Lo dimostra il fatto che il suo strumento è il pianoforte. Assieme al blues e al jazz rappresenta il più importante fenomeno musicale del Nord America. I primi pianisti negri che suonarono tale ritmo risalgono al 1870. Essi si esibivano in alcuni locali del Middle West e creavano degli originali arrangiamenti sulle più famose musiche europee del momento (mazurke, polke e operette). Il ragtime è importante non tanto per se stesso, ma in quanto preparò l’avvento del Jazz. Nella fase intermedia della sua confluenza nel jazz generò il fox trot che intraprese una sua strada fino a raggiungere il massimo successo attorno al 1915.

Quando la musica del fox trot fu messa a punto con la sua specifica caratterizzazione, vi si costruirono sopra delle figure di danza consistenti in camminate veloci, giri a destra e sinistra, salti e chassè.Secondo alcuni studiosi il nome Fox Trot (passo di volpe) dimostra che tale ballo appartiene al gruppo di danze derivate direttamente dal ragtime e che sfruttano nomi di animali per proporne la imitazione dei passi su ritmi sincopati: turkey trot (trotto del tacchino); grizzly-bear (orso grigio); donkey trot (passo dell’asino); peacock gilde (passo del pavone); chicken wheel (ruota di gallina); geechie walk (passeggiata dell’oca); fish step (passo del pesce).
Nel 1915 il Fox Trot fu portato a Londra dal grande ballerino Oscar Duryea. La Società Imperiale dei Maestri di Ballo approvò l’adozione di tale danza, apportandovi significative trasformazioni: furono aboliti salti, chassè e bruschi movimenti; furono introdotte figure delicate prese in prestito dal valzer lento. Praticamente si costruì un ballo tutto inglese, completamente diverso da quello americano.

Dopo la prima guerra mondiale il Fox Trot inglese generò le due varianti che ci sono state tramandate con i nomi che oggi conosciamo (slow foxtrot e quickstep):

1. la versione lenta, suonata attorno alle 28-30 battute al minuto, che mantenne il nome originario di (SLOW) FOXTROT;
2. la versione veloce, suonata attorno alle 46-48 (oggi fino a 50-51) battute al minuto, che prese il nome di QUICKSTEP

Samba

Il samba si sviluppò come genere alternativo di musica all’inizio del XX secolo a Rio de Janeiro (allora capitale del Brasile) sotto la forte influenza degli afrobrasiliani immigrati dallo stato brasiliano di Bahia. La vera “scuola di samba” (escola de samba) mine è stato adottato dai più grandi gruppi di musica samba nel tentativo di prestare l’attenzione verso le prestazioni della samba; le città universitarie locali erano spesso luoghi di pratica e performance per questi musicisti.
Il Samba trova la sua origine a Salvador di Bahia, il porto dove venivano sbarcati gli schiavi rapiti nell’Africa occidentale. Alla sua formazione contribuirono le tradizioni musicali di varie etnie africane, soprattutto joruba e naghò; nel samba originario (bajano) troviamo miscelati i ritmi delle liturgie di varie divinità appartenenti alle religioni di vari popoli africani: jongo, cateretè, batuque, bajao ed altri. L’origine del samba è legato alla formazione del candomblé, la religione sincretica afro-brasiliana che si formò in Bahia dall’incontro delle varie etnie che, sottoposte alla cristianizzazione forzata, furono costrette a nascondere le loro credenze nei simboli del cattolicesimo.
Significativamente nei testi del samba si ritrovano tali divinità ed il poeta Vinicius de Moraes con il chitarrista Baden Powell rivendicarono tale origine scrivendo afro-samba dedicati agli dei del candomblé. Il termine samba sembra derivi da due parole africane: sam (“paga!”) e ba (“ricevi!”). Il samba fu coltivato sui morros (“colline”) dove gli emarginati costruivano le favelas in cui vivevano, ma divenne termine ufficiale per definire questo tipo di musica (con i suoi vari generi) nel 1917, quando venne inciso il primo disco .

Jive

Il jive, anche detto lindy hop, è uno dei balli che appartengono al genere JITTERBUG (jitters = nevrastenia), sviluppatosi in USA nel periodo che va dalla fine della prima guerra mondiale alla vigilia della seconda. L’elenco degli altri balli appartenenti a questo genere è riportato alla voce BLACK BOTTOM nella sezione FUORI PISTA.

Il jive_lindy hop fu inventato ad Harlem nella notte del 21 maggio 1927 al Savoy Ballroom. In quella data si stava festeggiando un importante avvenimento: Charles Lindbergh era riuscito a trasvolare l’oceano Atlantico ed era arrivato ‘vittorioso’ a Parigi.

Su ritmi fortemente sincopati furono inizialmente create due figure particolari:

1. due passi in controtempo (piede sinistro cavaliere, destro dama; e viceversa)
2. il break-away: la dama eseguiva una separation ed un riavvicinamento, senza lasciare la presa del cavaliere. Si allontanava per tutta la lunghezza del suo braccio + la lunghezza del braccio del partner, mantenendo il ritmo del ballo; quindi si riavvicinava creando nell’andare e nel tornare un piacevole effetto molla.

Nella sua prima formulazione, il jive fu ballato esclusivamente da danzatori negri. Successivamente fu ripreso dai bianchi che vi aggiunsero numerose figure e vi apportarono modifiche tecniche che ne complicarono e appesantirono l’esecuzione.

Dopo la seconda guerra mondiale, con l’evoluzione del jazz verso il bebop, il break-away diventò la base del rock ‘n’ roll, mentre il jive fu sottoposto ad una serie di revisioni e perfezionamenti stilistici che ne hanno fatto uno dei balli ancor oggi più prestigiosi a livello internazionale. Esso rientra nella disciplina DANZE LATINO-AMERICANE.

Cha cha cha

E’ opportuno precisare che l’adozione relativamente recente (1951) dell’espressione ‘cha cha cha’ non significa che la data di nascita della danza sia la stessa della sua denominazione ufficiale: i movimenti di base, quantunque non precisamente codificati, potevano già esistere prima che si arrivasse alla formalizzazione musicale di questo nuovo genere. Per la maggior parte degli studiosi, le origini delle movenze di CHA CHA sono collocabili a Cuba all’inizio del 1900, nel periodo in cui si svilupparono son, danzòn, rumba e mambo. Sul significato della espressione CHA CHA CHA ci sono diverse ipotesi:

La voce cha cha cha è una onomatopea:

Sta ad indicare il ritmo specifico del ballo. In pratica rappresenta il suono di uno strumento di accompagnamento (qualunque esso sia stato) che all’origine ne segnava la cadenza (base ritmica).
Riproduce il suono ritmico delle scarpe sul pavimento nella esecuzione del triplo passo. Questa ipotesi ci fa pensare ad una danza eseguita non all’aperto, su pavimenti sconnessi, ma in locali con pavimenti levigati.
Lo chassè è una figura che richiede il pattinamento veloce dei piedi; pertanto vuole una superficie liscia e non, ad esempio, di terra battuta o coperta a prato (vedi ipotesi 3).
CHA CHA è anche il nome di un sonaglio costruito col baccello di alcune piante. Nei balli di gruppo, nelle danze propiziatorie e nelle manifestazioni religiose con accompagnamento di musiche e canti, le guide che avevano compiti di coordinamento usavano tale sonaglio per scandire il tempo e per segnalare la fine delle pause. Anche in tal caso si può tirare in ballo il discorso della onomatopea, in questo senso: il sonaglio veniva agitato sul motivo/ritmo CHA CHA + pausa.

Rumba

La Rumba nacque a Cuba, dopo l’abolizione della schiavitù (1878). Grandi masse di negri lasciarono i campi, dove non possedevano alcun bene, e si trasferirono nelle periferie delle città, per organizzare una nuova vita. Costruirono accampamenti precari e squallidi quartieri, dai quali partivano per svolgere i più umili lavori nei centri urbani. Per questa gente, povera ma libera, la musica e la danza diventarono ben presto un modo di essere e di vivere, un modo di esprimersi, sul piano religioso, sociale e affettivo. Gli ex-schiavi non possedevano strumenti musicali. Per la produzione dei ritmi usavano di tutto:

• Maracas (zucche svuotate, con sassolini dentro)
• Marimba (rumba box: strumento di percussione)
• Claves (due bastoncini di legno percossi l’uno contro l’altro)
• Cassoni vuoti che fungevano da tamburi

Quando mancava qualcuno di tali strumenti, la percussione era affidata a vari utensili e oggetti domestici quali bastoni, cucchiai, piatti di legno, ecc.

Sul piano coreico, il miscuglio delle figure inventate e mutuate da danze varie non fu inferiore a quello operato per gli ‘strumenti’ musicali. I danzatori innestarono elementi di balli africani su basi di habanera e su alcune figure di conga. Tendenzialmente preferivano i ritmi molto vivaci. Le parti cantate, improvvisate, avevano per oggetto la durezza e i sacrifici di una esistenza quantunque libera, perchè la povertà crea sempre un qualche tipo di schiavitù. Su basi musicali che si dispiegavano lungo un ventaglio ritmico molto ampio, dal lento al velocissimo, si alternavano tematiche di denuncia sociale legate alla quotidianità e problemi riguardanti l’amore, con le sue leggi eterne.

Paso Doble

E’ una danza spagnola nata nei primi anni del 1900 nell’ambiente culturale e sociale delle arene. Le figure coreiche sono però una costruzione che è venuta cronologicamente dopo, rispetto alla musica. In pratica, inizialmente, si trattava di una particolare base musicale che accompagnava la sfilata delle quadriglie negli spettacoli di corrida. La musica era potente, molto ritmata e coinvolgente: il semplice passo di camminata diventava una marcia militare. Uno squillo di tromba annunciava l’inizio della esecuzione musicale.

Il ritmo del paso doble somiglia molto a quello della passacaglia (che da passacalle significa canzone di strada), una danza che già nel XVII secolo veniva usata durante le feste pubbliche e le grandi cerimonie politiche e militari. La differenza consiste nel fatto che il paso doble raggiunge un più alto livello artistico e produce una maggiore carica di vitalità e di brio. Per questo motivo, con l’affermazione del paso doble, la passacaglia sparì.

Per quanto riguarda il ballo, l’architettura di base potrebbe avere origini greche e/o siriane: la cultura e il folclore spagnoli hanno aggiunto sia la maestosità stilistico-formale che la caratterizzazione attinente all’atmosfera delle arene zeppe di focosi spettatori. Inoltre, al motivo musicale, fin dai primi anni, si aggiunse la base ritmica delle nacchere che in Spagna contraddistinguono le principali danze popolari.
Le figure costruite per questo ballo sono di grande spessore artistico, tutte ispirate alle azioni del torero nella lotta contro il toro. Non è facile ballare il paso doble se non si entra nello spirito giusto.
La coppia deve essere motivata, deve esprimere energia, deve mantenere un rigore formale costante in tutti i movimenti. In questa danza sono coinvolte tutte le parti del corpo: le gambe, le mani, lo sguardo, il volto nel suo insieme.

Salsa

La Salsa è nata a Cuba agli inizi del 1900. Deriva dal Son, ma recepisce elementi importanti da altri balli, quali bolero, merengue, guaracha, conga, cumbia, rumba.
Rispetto al Son accelera il ritmo pur mantenendo la funzione di danza di corteggiamento. Il ritmo sincopato è presente fin dalle origini; mentre col passare degli anni è aumentata l’accelerazione dello stesso e sono state inserite decine di figure recepite da altre danze. Oltre i normali strumenti di percussione utilizzati per altri balli cubani, in soccorso della salsa sono intervenuti, negli ultimi tempi, moderni strumenti quali chitarre elettriche, batterie e pianole.

La salsa è quindi una danza storicamente consolidata: è denominata caraibica perchè riconducibile alle tradizioni musicali di molti paesi del Centro e del Sud America.
Ma le costruzioni stilistiche che oggi interessano tale danza derivano da vari paesi e da varie culture, USA in testa. Proprio per questo motivo, è più acceso e più attuale che mai il dibattito circa la necessità di sottrarre la salsa alle manie di contaminazione. C’ è chi la vorrebbe riportare alla spontaneità e alla improvvisazione delle origini. C’è chi sostiene che così facendo, la salsa si ridurrebbe ad essere un prodotto del folklore caraibico, sia pure significativo, ma senza respiro internazionale.

Sul significato del termine salsa c’è poco da dire o da inventarsi. Nella lingua spagnola tale termine, che è di genere femminile, ha lo stesso significato culinario che ha nella nostra lingua: salsa, intruglio (La salsa blanca per gli spagnoli è la besciamella). Qualche dizionarista (Giacomo Devoto – Giancarlo Oli), precisa che in relazione alla danza, proprio nel rispetto dello spirito della stessa, si può dare il significato di ‘salsa piccante’. Ed infatti siamo in presenza di un ballo che non vuol essere (e non è) una salsa qualsiasi. Essa rappresenta la miscela più esplosiva che si potesse creare dei tanti significativi elementi caraibici e latino-americani, in fatto di musiche e di figure coreiche. Pertanto, la parola e il concetto di salsa non possono che associarsi alla connotazione di un insieme di ingredienti forti, il cui sapore lascia traccia

Bachata

Dalle sue origini più remote conosciute, all’inizio degli anni venti del secolo XX, il termine bachata designava un tipo di riunione sociale, imparentata con la baldoria dell’epoca, così definito per la presenza di vari generi di musica e balli popolari. Etimológicamente, la parola bachata, secondo Fernando Ortiz, è sinonimo di: divertimento, festa, gazzarra…

La bachata costituiva una forma di “ricreazione popolare”: una festa che si realizzava in qualunque patio, sotto l’ombra di un albero del quartiere, o in un angolo qualunque, ed il cui antecedente possiamo stabilire fu il “fandango”, a proposito del quale “Veloz Maggiolo” dice che: “Quasi tutti i cronisti che parlano di questo tema lo paragonano ad una festività aperta alla gente e non riferita ad un solo tipo di musica.”
Le due menzioni più antiche circa la bachata, che abbiamo trovato in documenti storici, risalgono al 1922 e al 1927. La prima contiene una relazione che si riferisce all’uomo comune del villaggio di Sabaneta, a nordovest dell’isola, e dice che questo trova nel paese “tutto quello che può lusingare i suoi vizi e desideri incontrollati: combattimenti di galli, caramelle e rum; ma quello che più gli piace e lo attrae è la festa, che sia di fisarmonica, o la bachata a suoni di chitarre, canti o boleros. Lì si sta lunghe ore, tra un sorso e l’altro di rum, senza preoccuparsi di niente, né dell’alito asfissiante con che la polvere ed il sudore rarefatto soffocano l’ambiente, né della forma incivile con la quale si passano l’una o l’altra ballerina, fino a che a notte inoltrata si ritorna brilli a casa.”

Nella seconda, Arzeno definiva la bachata come: “animate baldorie” nelle quali il trovatore popolare si faceva re e commentatore di ogni evento usando per ciò il tanto utilizzato bolero, (ritmo soave di genere romantico e di antica origine caraibica).
Da entrambe le menzioni possiamo estrarre alcune caratteristiche della bachata antica: coniugava la musica, il canto e il ballo; il bolero era inizialmente il genere predominante, ma si trattava di un bolero ritmico, antillano, (caraibico), dato che era ballabile, questo significava la compartecipazione di uomini e donne ed il frequente consumo di rum.

Merengue

Il termine potrebbe derivare da merenghè, che era il nome di un dolce tipico dominicano, fatto con uova e zucchero. Secondo alcuni dizionaristi (Devoto-Oli) siamo in presenza di una voce creola, derivata dal francese ‘meringue’ che significa meringa. Altri studiosi scrivono merenguè, per sottolinare il legame con la lingua francese.

Ho trovato il termine merengue in un tango di Enrique Santos Discepolo, datato 1935, intitolato Cambalache (Bottega del rigattiere): “Vivimos revolcados en un merengue y en el mismo lodo todos manoseaos”. (muraca elisabetta, Il Tango. Sentimento e Filosofia di Vita, Milano, Xenia, 2000). In questo verso merengue significa pasticcio (“Viviamo rivoltati in un pasticcio e nel medesimo fango tutti sporchi”).

Tre ipotesi sulle origini:

1. Il merengue era ballato dagli schiavi di origine africana che, a decorrere dalla metà del 1500, furono portati a lavorare in catene nei campi di canna da zucchero, sotto la dominazione spagnola, in quell’isola che oggi si chiama Repubblica Dominicana. Le catene ai piedi non consentivano grandi movimenti; ma non impedirono di inventare il passo del merengue, che consisteva nel trasferire ritmicamente il peso del corpo da un piede all’altro.
2. Il tipico passo ‘trascinato’ fu lanciato (si fa per dire) da uno schiavo che era insorto contro gli Spagnoli ed era rimasto ferito ad una gamba: durante una festa in suo onore si era esibito nel ballare, nonostante l’invalidità. Gli amici lo imitarono nei movimenti e, senza volerlo, inventarono un nuovo ballo.
3. Prima ancora di essere ballato nell’isola dominicana, il merengue era stato inventato ad Haiti.

Mambo

Mambo è il nome di una divinità cubana che è stata identificata nel dio della guerra. In onore di questa divinità si eseguivano danze all’aperto probabilmente solo maschili e comunque, per il loro carattere rituale, comandate da combattenti e capi tribù. Che il termine mambo rappresentasse precisamente questi balli o qualcuno di essi, non è scontato. Secondo alcuni studiosi il lemma mambo è stato usato a lungo per definire non tanto una tipologia di danze, ma tutta la musica di ispirazione religiosa, propria delle pratiche Voodoo, che faceva da base alle danze stesse. Tale musica serviva a mettere in contatto danzatori e divinità. Mambo significherebbe, in tal caso, canale di comunicazione con gli dei.
Secondo alcuni musicologi mambos equivale a ‘sacerdotesse’. Qualcuno arriva a tradurre mambo in: ‘colei che parla col Dio’. In entrambi questi due casi è evidenziata la centralità della funzione femminile negli affari di culto.

Le ipotesi attualmente più accreditate sono due:

Il termine appartiene al linguaggio rituale voodoo di Haiti (il mambo è quella particolare musica religiosa che consente, attraverso la danza, di conversare con le divinità);

Il termine appartiene ad un antico dialetto cubano denominato nanigo (mambo è usato per identificare sia la musica che il relativo ballo).

Una cosa è certa: col passare del tempo, il termine mambo identificò inequivocabilmente un particolare modo di ballare, riferito specificamente al folklore popolare cubano. La danza perse il rigore formale delle grandi occasioni religiose e dei momenti drammatici legati, un tempo, a rituali di combattimento. Si presentava piuttosto come un contenitore ricco di spunti presi dal son e dal danzòn, miscelati su ritmi frenetici. Ne scaturiva un ballo nuovo e non completamente definito. Fu proprio la struttura flessibile della danza che ne consentì l’arricchimento successivo, attraverso l’assimilazione di elementi africani e di motivi appartenenti alla cultura jazz.

Il mambo è nato dalla voglia degli schiavi di ‘scatenarsi’ nel vero senso della parola: una volta liberi dalle catene, essi inventarono il più frenetico dei balli, dopo anni di costrizioni, durante i quali dovettero ripiegare su danze “statiche” quali rumba e merengue. La teoria e l’ipotesi di Hjuelos sono affascinanti: nelle vene degli schiavi africani costretti a lavorare, incatenati, nei campi di canna da zucchero scorrevano sangue e musica. Con le catene ai piedi inventarono:

il merengue, il cui passo fondamentale consisteva nel trasferire il peso del corpo da un piede all’altro, anche restando allo stesso posto.

Danze artistiche

Sono classificate come danze artistiche tutte quelle rientranti nelle seguenti categorie:

Danza Classica, Danza Moderna, Combinata, Danze Orientali, Tap Dance, Flamenco, Bollywood, Synchro Dance, Choreographic Dance, Show Dance, Show Freestyle, Latin Show, Street Show, Beach Dance, Disco Dance, Hip Hop, Electric Boogie, Break Dance.

Il tango argentino

Il termine “tango” iniziò a diffondersi a Buenos Aires verso il 1820, riferito ad un tipo di percussione usata dagli afromaericani. Può sembrare una forzatura associare questo significato con la danza che, sebbene almeno in apparenza porti lo stesso nome, si diffuse sessant’anni dopo.
Ecco il perchè.
Nell’800 Buenos Aires è la città dove “far fortuna”. Nonostante la durezza dei lavori disponibili, data la grande disponibilità di manodopera, i salari erano piuttosto miseri. Famiglie di Italiani, Francesi, Ungheresi, Ebrei e Slavi, cui presto si unirono schiavi liberati e Argentini della seconda e terza generazione, provenienti dalle pampas, convivevano in squallidi appartamenti in quartieri costruiti dal nulla, detti “Orilla”, creando una miscela unica e irripetibile di tradizioni etniche e culturali che è diventata l’ingrediente magico di un processo creativo.
Nei vicoli dell’Orilla, i nuovi Argentini condividevano un destino di disillusionee disperazione, da cui ben presto emerse una speranza comune rappresentata da una volontà di fuga, sia pure soltanto momentanea, dall’oppressione, sentimento forte espresso in canzoni, cantate in “Lunfardo”, il dialetto degli emarginati, sorta di lingua comune fortemente influenzata dal Francese e dall’Italiano.
Le canzoni cantavano la tristezza delle persone, ma anche la loro felicità e le loro gioie. Cantavano la nostalgia e la distanza, ma anche le speranze e le aspirazioni. Cantavano la solitudine, ma anche la lealtà e la fratellanza nell’avversità. La canzone, come in tante altre parti del mondo, divenne la consolazione in musica dell’uomo. E la canzone richiede come suo completamento espressivo la danza ed è così che nel vicoli di Buenos Aires, è nato il tango.
La gente della pampa, i Gauchos, portano la Payada, un’antica forma di poesia popolare caratteristica delle feste di paese: il Payador improvvisa sei versi endecasillabi, seguiti da un caratteristico stacco di chitarra. Intorno al 1870 la payada si evolve e ad essa si unisce il ballo: è la Habanera, danza spagnola diffusasi a Cuba e portata dai marinai fino alle due sponde del Rio della Plata, che si diffonde ma immediatamente si trasforma, assumendo l’andamento caratteristico e insolito di una camminata in cui l’uomo avanza e la donna indietreggia. Nasce così la Milonga(che in Spagnolo significa festa), e milonguear significa passare la notte alternando canto e ballo.
Dal porto di Buenos Aires arriva anche il Candombè, danza caratteristica dei neri (che avevano abitato un piccolo borgo nella parte vecchia prima di scomparire decimati dalla febbre gialla), in cui le coppie ballano separate ma molto vicine, abbandonandosi a sensuali movimenti pelvici.
Sono gli ingredienti che si fondono nel tango.

Danze Orientali

Il termine danza orientale’, (in arabo raqs sharqi, رقص شرقي, danza dell’est, inteso come parte orientale del mondo arabo) indica la danza classica orientale che si è sviluppata nelle corti principesche del medioriente; lo stesso termine, in un senso più vasto, indica tutte le evasioni che questa danza ha avuto fino ai giorni nostri, comprendendo anche tutte le varie contaminazioni e fusioni che la danza ha donato e fatto proprie attraverso il contatto con differenti aree geografiche e popoli differenti. Ad oggi le “danze orientali” comprendono numerosi “stili” che si differenziano in base alla loro provenienza geografica e alla musica che li caratterizza. Questa danza ha origini antichissime, che risalgono alla costituzione delle prime civiltà. I movimenti rotatori e sinuosi di questa danza richiamano gli antichi culti della fertilità, come quello della “Dea Madre”. Gli uomini erano consapevoli che tutto ciò che muoveva la vita era legato alla riproduzione, alla nascita, al ciclo delle stagioni, alla natura. Per questo, molti degli stili di questa danza sono legati strettamente alla femminilità e venivano praticati in esclusivamente dalle donne. Con l’evoluzione, la danza inizia a essere un elemento ricorrente nella vita dell’uomo, e, oltre ad accompagnare riti di preghiera, inizia ad accompagnare momenti di aggregazione, comunicazione, svago e rappresentazione del quotidiano; in questo scenario entrano anche gli uomini a far parte di questa danza molto antica e ricca di storia e significati.

Si ne possono distinguere diversi stili, molti danzati esclusivamente dalle donne e alcuni da uomini, altri, solitamente quelli più caratterizzanti come il folklore, sono praticati da entrambi.